Rio 2016, solita doppietta d’oro di Mou Farah nei 5000 e 10000, Semenia domina come sempre gli 800 femminili e vittoria sorprendentenei 1500 per Matt Centrowitz

Mo  Farah come solo Lasse Viren: capace di una seconda doppietta olimpica consecutiva 5000-10.000. Il finlandese, che riuscì nell’impresa tra Monaco 1972 e Montreal 1976, non è più solo.

Il 33enne britannico nato in Somalia, che vanta anche due mondiali e altrettanti  titolo europei, entra nella storia e il dibattito su chi sia il più grande mezzofondista di sempre è più che mai aperto.

Gli etiopi, nelle prime battute della gara, provano a far ritmo e selezione, Farah, per i primi tre km sta nelle retrovie, come sempre, poi avanza, nelle prime 6 posizioni, Mo non si stacca e come corre gli ultimi 800 lui non li corre nessuno. Copre gli ultimi due giri in 1’52”7, l’ultimo in 52”83 ( e fa impressione per come sia l’unico a poter correre gli ultimi 400 metri sotto i 53 secondi) e per gli altri i sogni di gloria come sempre. Vince a braccia levate con un 13’03”30, dietro di lui  succede di tutto, addirittura tre dei primi cinque vengono in un primo tempo squalificati per aver superato il cordolo in curva, lo statunitense Paul Chelimo, secondo dopo un progresso sul personale di 15”, il canadese Mo Ahmed, quarto e l’etiope Muktar Edris, quinto. L’argento così, temporaneamente, è dell’altro etiope Hagos Gebrhiwet (13’04”35) e il bronzo, clamorosamente, del 41enne statunitense Bernard Lagat (13’06”78). Ma dopo i ricorsi il podio torna com’era, con le immancabili accuse reciproche fra le varie delegazioni.

Anche gli 800 femminili fanno scintille, non tanto per il risultato in sè, quasi scontato, con la solita vittoria scontata della fenomenale Semenia, quanto  perché sul podio salgono tre atlete considerate  intersex. Caster Semenya si trova subito in testa sin dai 200, controlla (57”59 ai 400), poi risponde a un attacco della burundiana Niyonsaba e spara una progressione che semina tutte. L’1’55”29 della 25enne ex iridata vale il personale, il record sudafricano e la miglior prestazione mondiale dell’anno, alle  sue spalle resiste la 23enne Niyonsaba (1’56”49) e terza la 20enne keniana Margaret Wambui (1’56”89, personale)

Sorpresa nei 1500: l’oro, al termine di una volata stupenda, va a Matt Centrowitz, come Farah allievo del chiacchierato Alberto Salazar, l’algerino Taoufik Makhloufi campione uscente è d’argento (3’50”11), il neozelandese Nich Willis di bronzo (3’50”24).

Gli Stati Uniti non conquistavano la specialità addirittura da quando Mel Sheppard si impose a Londra 1908, ed era dal successo di Dawe Wottle a Monaco 1972 che non si imponevano in una distanza superiore ai 400.

Come da pronostico invece il giavellotto maschile: è del tedesco Thomas Rohler, il più costante nel corso della stagione, che al quinto lancio trova la giusta spallata e spara l’attrezzo a 90.30. Quindi l’iridato in carica keniano Julius Yego (88.24) che deve fermarsi per infortunio dopo il quarto tentativo e il campione uscente Keshorn Walcott (85.38) che a 23 anni, a questo punto, vanta già due medaglie olimpiche.

LA STAFFETTA — E nella 4×400 maschile gli Stati Uniti di Arman Hall, Tony McQuay, Gil Roberts e LaShawn Merritt non tradiscono: con 2’57”30 si riprendono un oro «prestato» per quattro anni alle Bahamas. L’argento alla Giamaica, quindi proprio i campioni uscenti.

About the Author

Andrea Schiavina
Nato a Bologna il 19/06/1965 titolo di studio Geometra, sport praticati a livello agonistico Nuoto, Pallanuoto, Football americano e Tennis. Appassionato di sport in genere, sono osservatore di calcio professionista, collaboro con Radio Nettuno, Abito a grizzana Morandi in provincia di Bologna sposato

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