Il Panathinaikos rimonta e vince sull’Olimpia Milano: 86-83

epa09111167 Giorgos Papagiannis (L) of Panathinaikos OPAP Athens and Kaleb Tarczewski of AX Armani Exchange Milan (R) in action during the Euroleague Basketball match between Panathinaikos OPAP Athens and AX Armani Exchange Milan at the OAKA Stadium in Athens, Greece, 01 April 2021. EPA/PETE ANDREOU

La volata per il quarto posto dell’AX Armani Exchange Milano frena bruscamente nella trasferta di Atene: l’Olimpia tocca il +20 nel secondo periodo ma subisce la violenta rimonta avversaria nella ripresa e cede 86-83 in overtime. Milano scivola a 20-13 in classifica e scala momentaneamente in quinta piazza in attesa della partita del Fenerbahçe di domani sera

Una metà da incorniciare. Un’altra metà da accartocciare e dimenticare al più presto. Anche perché, ormai, di tempo non ce n’è più. La trasferta di Atene, partita della verità dopo la bella vittoria di Belgrado valsa il pass matematico per i playoff, si trasforma in una trappola micidiale cambiando volto nell’intervallo lungo e ricalcando, in maniera strana e sinistra, lo stesso copione già visto nel match d’andata al Forum a inizio dicembre. In quell’occasione, Milano si sciolse dopo aver toccato il +15 nel secondo periodo. Questa volta, i punti di vantaggio evaporati sono 20 e il ko arrivato in overtime, ma poco cambia. Il filo conduttore è identico: calo mentale quando la partita sembra destinata a essere condotta in porto senza sforzo, sofferenza della fisicità avversaria, sfiducia generale che frena l’attacco e spezza le collaborazioni difensive.
I numeri non sono sempre un indicatore affidabile, ma in questo caso parlano chiaro. La ripresa recita un eloquente 41-24 pro Pana. Il 7/15 dall’arco con cui Milano vola sul +17 all’intervallo lungo si tramuta in uno stentato 9/33 finale, comprese le due triple sbagliate da Punter e Shields per chiudere i conti nei regolamentari e quella pazza sparata da Datome a fil di sirena che, in maniera altrettanto rocambolesca, avrebbe potuto forzare un secondo prolungamento. Nel mezzo, tante carte mischiate, ma con lo stesso risultato negativo. E i fantasmi visti nella metacampo offensiva nelle ultime sconfitte contro Barcellona e Baskonia riemergono dall’angolo buio dove Milano sperava di averli confinati dopo Belgrado.

L’assenza prolungata di Malcolm Delaney unita all’infortunio che toglie Michael Roll dallo scacchiere nella ripresa rompono l’equilibrio del primo tempo. Sergio Rodriguez crea a sprazzi, soffrendo nelle letture sui cambi sistematici e, soprattutto, nel contenimento del pallone, con ovvie necessità di extra-rotazioni pericolose in difesa. E nemmeno il quintetto pesante, con Kyle Hines traghettatore, dà frutti differenti: i ritmi bassi fanno il gioco del Pana che, ripresa fiducia con un terzo periodo duro e fisico, toglie ossigeno a un attacco che smarrisce tutta la fluidità e la coralità vista nella prima metà di gara.
La rimonta prosegue, così, inesorabile, alimentata dagli alley-oop per Georgios Papagiannis, dalla poliedricità di Ioannis Papapetrou, dalle pugnalate di Mario Hezonja e dal fisicaccio di Ben Bentil in vernice, forse il più fastidioso di tutti. Poi arrivano gli ex accantonati, con il dente avvelenato. Non tanto il rientrante Nemanja Nedovic, quanto uno Shelvin Mack in versione torello e pronto ad aggredire ogni minimo spiraglio sul perimetro e un Aaron White riemerso dalle tenebre proprio nel momento cruciale.

Nonostante i tanti errori, Milano ha comunque più chance di artigliare la partita, ma quei tiri che una ventina di minuti prima sarebbero entrati quasi a occhi chiusi, ora fanno risuonare soltanto i ferri, in un clima di sfiducia collettiva. Punter lascia per strada il tiro libero della possibile vittoria, Rodriguez e LeDay non si intendono sull’ultima rimessa e, in overtime, l’inerzia è tutta sulle vele del Pana. Senza alcuna pressione sulle spalle, i Greens costruiscono un break iniziale con le triple di Mack, Hezonja e Papapetrou, ognuna pesante come un macigno. Ma la partita è talmente bizzarra che l’Olimpia, dopo aver scongelato anche Cinciarini e Moraschini dal fondo della panchina, costruisce dal nulla un contro-parziale impensabile in una manciata di secondi. C’è vita per il tentativo della disperazione di Datome, ma il ferro, ancora una volta, è nemico.

About the Author

Elisa Bencini
Elisa Bencini. Classe '89 laureanda in storia e tutela dei beni artistici a Firenze, ama il calcio e lo sport in generale e professa una fede sola: per la Fiorentina. Ha collaborato con alcuni giornali online, scrive per Sprint e Sport. E' la fondatrice e l'ideatrice del Blog dello Sportivo

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