Gara 3 – Finale di Lega A

Gara 3 – Finale di Lega A

Virtus Segafredo Bologna – A|X Armani Exchange Milano 76-58
(17-16, 20-18, 15-18, 24-6)

Virtus Bologna: Weems 23, Teodosic 12, Pajola 10, Belinelli 7, Abass 6, Alibegovic 5, Hunter 4, Markovic 4, Ricci 3, Gamble 2. All. Djordjevic.

Olimpia Milano: Datome 14, Shields 14, Punter 11, Micov 8, Hines 4, Rodriguez 4, Brooks 3. All.Messina.

CRONACA:

Nonostante la rinuncia a Zach LeDay e la scelta di un quintetto leggero a trazione perimetrale con la staffetta Micov-Datome in ala grande, la difesa della Virtus mantiene la stessa ferocia, intensità e coordinazione delle prime due partite della serie, continuando ad asfissiare l’Olimpia oltre l’arco e a schermare l’area contro quel poco che Milano può proporre vicino a canestro, considerando lo scarso impatto dello scongelato Kaleb Tarczewski, l’involuzione ormai cronica di Kyle Hines e le difficoltà di Shavon Shields nel crearsi le sue classiche soluzioni in avvicinamento dal mid-range. I soli58 punti concessi sono l’esaltazione più grande della forza collettiva di una squadra arrivata all’appuntamento decisivo della stagione con una compattezza, un’unione d’intenti e una freschezza fisica e mentale chiaramente superiore a quella di un’avversaria visibilmente logora dopo la lunghissima ed estenuante campagna in Eurolega, terminata soltanto dieci giorni fa con il terzo posto di Colonia.

Nel collettivo bianconero spicca, in maniera ancor più brillante della già ottima gara-2, la prestazione di Kyle Weems, vero MVP in una serata all-around da 23 punti, 10 rimbalzi e 5/8 dall’arco, micidiale con le sue triple nel risvegliare la pericolosità della squadra di coach Djordjevic in un paio di pesanti passaggi a vuoto a cavallo tra secondo e terzo periodo, quando Milano rimette brevemente la testa avanti recuperando svantaggi in doppia cifra. A orchestrare il tutto, ancora una volta, la sapienza di Milos Teodosic, super-solido come nelle partite del Forum nonostante le cifre in leggero ribasso. A sostegno del Mago, la coppia probabilmente più concreta della serie, anche se in maniera differente: perché alla vivacità di Alessandro Pajola si affianca il lavoro oscuro straordinario di Stefan Markovic, fatto di ordine, intelligenza tattica ed enorme spirito di sacrificio difensivo.

Già, quella difesa che trova, come nelle prime due gare, terreno fertile nel cuore e nel cervello di ogni giocatore. Sul perimetro, dove anche lo stesso Teodosic continua a mostrare una dedizione quasi inaspettata, e in vernice, con la solita sostanza fornita da Julian Gamble e la duttilità tattica straordinaria di Pippo Ricci e Amar Alibegovic, ormai vere variabili decisive in una serie che vede coach Djordjevic continuare ad affidarsi e ad attingere tantissimo dal suo reparto italiani, con Josh Adams sempre relegato sul fondo della panchina con l’ennesimo n.e. Ma, d’altronde, gli equilibri trovati sono talmente perfetti che anche il minimo cambiamento rischierebbe di trasformarsi in un pericolosissimo boomerang.

Cambiamenti che, su sponda opposta, coach Messina non riesce invece a tradurre in efficacia sul campo. L’assenza di Malcolm Delaney, pedina fondamentale anche se negativa nelle prime due gare, viene by-passata in modo inedito, con la promozione di Sergio Rodriguez in quintetto base e l’utilizzo di Kyle Hines da play-centro per larghi tratti della partita, ma la regia continua a latitare, e l’attacco biancorosso ad arenarsi in un’altra serata di scarsa ispirazione e fluidità, con il ricorso ripetuto a situazioni di 1vs1 da isolamento sul perimetro o di post-up contro il muro sempre eretto dalla Virtus al limite dell’area. Mentre il già citato Shavon Shields e Kevin Punter fanno a cornate con i ferri della Segafredo Arena e Rodriguez perde presto fiducia nella sua scintilla offensiva con una lunga serie di triple sbagliate, si esaurisce presto anche la fiammata iniziale portata dalla freschezza di Vlado Micov, mentre dalla panchina produce soltanto Gigi Datome, ultimo ad alzare bandiera bianca in un terzo periodo giocato con il carattere e l’esperienza del grande campione.

About the Author

Elisa Bencini
Elisa Bencini. Classe '89 laureanda in storia e tutela dei beni artistici a Firenze, ama il calcio e lo sport in generale e professa una fede sola: per la Fiorentina. Ha collaborato con alcuni giornali online, scrive per Sprint e Sport. E' la fondatrice e l'ideatrice del Blog dello Sportivo

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