Gara 2 – Finale Lega A

Gara 2 – Finale Lega A

A|X Armani Exchange Milano Virtus Segafredo Bologna 72-83
(21-16, 20-24, 18-18, 13-25)

Olimpia Milano: Shields 16, Rodriguez 13, Punter 12, LeDay 11, Delaney 10, Datome 6, Hines 4. All. Messina.

Virtus Bologna: Teodosic 21, Ricci 15, Belinelli 13, Weems 11, Alibegovic 7, Pajola 5, Gamble 4, Hunter 4, Markovic 3. All. Djordjevic.

CRONACA:

Milos Teodosic dipinge, per la seconda volta in tre giorni, il perfetto ritratto della concretezza del campione: 21 punti, cinque triple, 5 assist, 8 falli subiti e la stessa capacità di dominare il ritmo-partita già ammirata in gara-1. E, di fronte a tanta qualità, le 7 perse passano quasi inosservate rispetto all’enorme mole di palloni trasformati in punti e delizie. Ma le stigmate del campione non bastano per descrivere una partita che la Virtus vince ancora una volta grazie alla compattezza e alla solidità del gruppo, aggiudicandosi la battaglia del supporting-cast e, soprattutto, della batteria degli italiani. Pippo Ricci domina in un primo tempo sontuoso, affiancato dal sempre ottimo Amar Alibegovic, entrambi utilissimi per aprire il campo in attacco e per reggere sui cambi difensivi. Marco Belinelli pennella giocate di classe purissima e Alessandro Pajola, nonostante il minutaggio limitato per problemi di falli prematuri, è determinante per sgretolare ancora una volta le certezze di un attacco biancorosso sempre più timido, sfiduciato e ingolfato.

Il ritratto delle paure dell’Olimpia emerge in maniera netta ed evidente nel quarto periodo: soltanto 6 punti in 8’23”, tutti su tiro libero, con un orrido 0/15 dal campo prima del tappo tolto da una tripla di Shields quando ormai la partita è chiaramente indirizzata su sponda bianconera. Otto lunghissimi minuti di gioco stantio, palla ferma e individualismi deleteri, con conclusioni forzate dal perimetro, impalpabilità in vernice e una serie interminabile di rumore di ferri. Gli stessi problemi evidenziati da coach Ettore Messina al termine di gara-1, e ripresentatisi in maniera tragica e puntuale nel momento decisivo della seconda partita.

Eppure, nonostante le enormi difficoltà offensive, Milano resta attaccata alla partita in un quarto periodo di fisicità altissima, fattore che contrassegna una partita da vero spirito-playoff per 40 minuti, aiutata dalla sua difesa e da una Virtus che sente la pressione del traguardo in avvicinamento. Come due giorni fa, i canestri che spezzano l’equilibrio in maniera definitiva arrivano da chi meno te l’aspetti: una bomba inventata da Stefan Markovic, quasi in fotocopia a quella di gara-1, e un’altra sparata a sangue freddo da Alessandro Pajola, rilanciato nella mischia per i problemi di falli accusati da Teodosic nel finale.

All’Olimpia non bastano i 13 punti con 3 assist di Sergio Rodriguez, il migliore sul piano emotivo e tecnico per i primi 30 minuti, a fronte di un’altra prestazione di scarso livello di Malcolm Delaney, mancato in regia, creatività e personalità. Funzionano a sprazzi anche Shavon Shields, e Zach LeDay, scomparso nella ripresa dopo una serie di buone giocate nella prima metà di gara. Poco incisivi Kevin Punter e Gigi Datome, oscuro Kyle Hines, sempre reticente nel guardare il canestro e meno solido del consueto in difesa, improduttiva la panchina, frenata dalle involuzioni di Paul Biligha e Riccardo Moraschini.

About the Author

Elisa Bencini
Elisa Bencini. Classe '89 laureanda in storia e tutela dei beni artistici a Firenze, ama il calcio e lo sport in generale e professa una fede sola: per la Fiorentina. Ha collaborato con alcuni giornali online, scrive per Sprint e Sport. E' la fondatrice e l'ideatrice del Blog dello Sportivo

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