Euro 2016: Le pagelle degli Azzurri- Voto

Diamo i voti al torneo Euro2016 disputato dalla Nazionale italiana: il migliore non può che essere il ct, ma quasi tutti sono stati eccellenti, partendo dai grandi protagonisti di difesa e attacco.

GIANLUIGI BUFFON: 9.5
La fotografia dell’Italia. Per le lacrime finali, certo. Ma soprattutto per i rigori di Hummels ed Hector, intuiti nella direzione e soltanto sfiorati.

MATTIA DE SCIGLIO: 7
L’illusione. Che non fosse un giocatore all’altezza di un Europeo in primis, che fosse un esterno sinistro in grado di ribellarsi alle critiche ricevute per un biennio in calo costante con la maglia rossonera. E che quel pallone calciato verso la porta di Neuer potesse divenire il gol del passaggio alle semifinali.

GIORGIO CHIELLINI: 8
La stagione passata in naftalina per via dei ricorrenti infortuni lo ha restituito ad Antonio Conte con parecchia benzina nella tanica. Nelle quattro partite disputate, è sempre stato tra i migliori in campo, regalandogli anche la possibilità di aprire le danze contro la Spagna. L’ideale chiusura del cerchio con le Furie Rosse, dopo l’infortunio nella finale del 2012, non gli è bastata per proseguire nel torneo come avrebbe meritato.

MATTEO DARMIAN: 5
L’urlaccio rivoltogli da Conte dopo l’errore nel secondo tempo contro il Belgio deve ancora risuonare nelle sue orecchie. Il cambio immediato di Lione ha pesato tremendamente sul suo Europeo, nonostante la buona palla servita a Pellè per il 2-0 contro la Spagna. Finito dal dischetto come nono tiratore, si è infranto sul muro di Neuer.

ANGELO OGBONNA: 6
Difficile giudicare l’unico centrale di ruolo della difesa azzurra oltre alla BBC. Conte lo ha gettato nella mischia soltanto nella sfida all’Irlanda e le risposte non sono state affatto negative. Spingersi oltre nelle valutazioni, però, rischia di essere fuorviante.

ANTONIO CANDREVA: 7
Se non si fosse messo quel problema muscolare di mezzo, avrebbe potuto proseguire sulla strada tracciata nelle prime due sfide con Belgio e Svezia. Ovvero, l’incarnazione vivente del cantare e portare la croce tanto caro ai pretoriani di Conte. Restano i rimpianti per la sfortuna che lo ha tolto di mezzo.

SIMONE ZAZA: 5.5
Reputato da critica e tifosi il potenziale “Schillaci” della Nazionale di Conte, se ne va dalla Francia con l’amaro in bocca dovuto in parte alle briciole lasciategli dal ct e in parte all’errore dal dischetto che lo ha messo alla mercé degli onniscienti da tastiera. Avrebbe calciato meglio se fosse stato messo dentro prima? Avrebbe segnato a Neuer se avesse avuto un maggiore minutaggio? Tante domande e due sole certezze. Ha steccato la chance da titolare contro l’Irlanda e ha regalato uno dei gesti più spettacolari dell’Europeo italiano, il colpo di testa che ha messo Eder in porta contro la Svezia.

ALESSANDRO FLORENZI: 6.5
Mezzo voto in più per il salvataggio che ha tenuto in vita la Nazionale contro la Germania. Per il resto, il suo è stato un Europeo vissuto all’insegna della consueta generosità, senza mai uscire dai binari del solito tran tran. Divenuto padre poco prima del debutto, ha saltato la prima contro il Belgio e si è ritrovato titolare contro la Svezia, ma da ala sinistra.

GRAZIANO PELLé: 9
Mezzo punto in meno per la sbruffonata e, soprattutto, per l’errore dal dischetto. Per il resto, ha disputato un Europeo sontuoso e con due gol in fotocopia ha dato il colpo della staffa a Belgio e Spagna, risultando il miglior marcatore azzurro del torneo e dell’era Conte. Il pivot intorno a cui ruotava l’azione tipo della squadra, un colosso che non solo ha fatto crollare ai suoi piedi Piquè e Ramos, ma ha anche cancellato dal gioco Busquets e Kroos.

THIAGO MOTTA: 5.5
Per distacco, il giocatore più divisivo della Nazionale. Rispolverato a marzo dopo un biennio trascorso bel al di fuori del progetto tecnico di Conte, ha soffiato il posto a Jorginho nonostante condizioni fisiche non eccelse. Ponderare il suo impatto è difficile.

CIRO IMMOBILE: 5.5
Visto quanto offerto in stagione, non sarebbe nemmeno dovuto rientrare nella lista dei 23. Conte però lo ha scelto per confermare la fiducia concessagli sin dal giorno della sua prima amichevole a Bari. E lo ha anche gettato nella mischia a sorpresa durante il finale di gara contro il Belgio.

SALVATORE SIRIGU: 5
Un’insufficienza che non pesa affatto sul contesto di squadra. Peccato però averlo visto così appannato nella sfida inutile contro l’Irlanda. L’anno trascorso in panchina pare averne rallentato i riflessi.

FEDERICO MARCHETTI: s.v.
L’unico mai utilizzato nella spedizione francese. Senza voto d’obbligo.

STEFANO STURARO: 6
Difficile chiedere di più all’uomo delle emergenze. Negativo con l’Irlanda, più che sufficiente nella sfida decisiva con la Germania. Se Boateng non avesse deviato fortuitamente il suo destro, saremmo qui a fare ben altri discorsi.

ANDREA BARZAGLI: 8
Lascia l’azzurro con le lacrime di Bordeaux, a dieci anni dal Mondiale vinto da comparsa. Come nel caso di Chiellini, non ha sbagliato nulla durante tutto l’arco del torneo. Ma, a differenza del compagno di reparto, era reduce da una stagione da titolarissimo.

DANIELE DE ROSSI: 7
Si dice che abbia perso il 6% di massa grassa nei quindici giorni passati a Coverciano prima della trasferta francese. Se così fosse, sarebbe una notizia notevole anche per i tifosi della Roma, quanto mai bisognosi di vederlo esprimersi su livelli consoni alla sua fama. Il suo, è stato un Europeo in crescita.

EDER: 9
Se Buffon è la fotografia complessiva di questa Nazionale, Eder è l’emblema dello strano mix di impegno, lavoro e sfortuna che resterà per sempre in eredità del mese francese. Basta pensare che il suo gol alla Baggio contro la Svezia ci ha regalato la prima promozione dai gironi dopo due sole partite dal 2000. E, al contempo, anche l’inserimento nella parte di tabellone più titolata della storia.

MARCO PAROLO: 9
Conte lo ha sempre convocato e, tranne in alcune amichevoli, lo ha sempre schierato da titolare. Prima di questo Europeo, però, in pochi si erano accorti di quanto potesse essere determinante nelle sorti della Nazionale. Di centrocampisti in grado di mescolare intelligenza e sacrificio come lui ve ne sono ben pochi.

LEONARDO BONUCCI: 9.5
Resta soltanto l’amaro in bocca per il rigore scagliato contro Neuer, che ci regala un’altra delusione dagli undici metri come nel 2013 in Confederations Cup contro la Spagna. Ma, in fondo, non si poteva chiedere di più a un difensore che aveva già salvato la baracca con notevole freddezza in occasione del penalty che è valso l’1-1 con la Germania. Il migliore tra gli Azzurri.

LORENZO INSIGNE: 6
Ha rischiato di non salire sull’aereo per scelta tecnica. Sembrava totalmente fuori dal progetto tecnico di Conte e non è nemmeno riuscito a entrare nell’undici di partenza contro l’Irlanda, la partita delle riserve. Se ne torna a casa con 36’ spalmati nelle ultime tre partite, una traversa pazzesca colpita contro i Verdi e una vivacità salvifica offerta contro Spagna e Germania.

FEDERICO BERNARDESCHI: 5.5
Un’occasione, sfruttata piuttosto male, contro l’Irlanda. Schierato da esterno destro nel 3-5-2 di base, è parso piuttosto in difficoltà e decisamente più appannato rispetto a quanto di buono fatto vedere nella prima parte di stagione. 60 minuti giocati in una posizione non sua, però, sono pochi per tracciarne un bilancio severo.

STEPHAN EL SHAARAWY: s.v.
Uno dei pochi rimpianti nella gestione di Conte. Come nel caso di Bernardeschi, doveva e poteva essere un’arma tattica importante per il passaggio a una versione più offensiva del 3-5-2 o a un 4-4-2/4-3-3. Ma, in realtà, è stato quello impiegato meno tra i 22 scesi in campo in Francia, con soli 9’ disputati nel finale contro l’Irlanda.

EMANUELE GIACCHERINI: 9.5
Il fedelissimo di Conte, l’uomo che ogni ct italiano porterebbe sempre con sé. E che, zitto zitto, ha saputo mettere con profitto un altro ruolo nel proprio CV calcistico. Seconda punta, terza punta, centrocampista esterno ed esterno in una difesa a tre.

ANTONIO CONTE: 10
L’alfa e l’omega di questa Italia uscita dall’Europeo con un insolito retrogusto – specie alle nostre latitudini – di miracolo incompiuto. Se, per la prima volta da decenni, i tifosi azzurri si sono espressi in toni plebiscitari a favore di un ct della Nazionale, è perché il lavoro compiuto su un gruppo dalla qualità mediocre è stato eccelso. Privato di Marchisio e Verratti, ha investito pesantemente sugli elementi più freschi a disposizione.

About the Author

Elisa Bencini
Elisa Bencini. Classe '89 laureanda in storia e tutela dei beni artistici a Firenze, ama il calcio e lo sport in generale e professa una fede sola: per la Fiorentina. Ha collaborato con alcuni giornali online, scrive per Sprint e Sport. E' la fondatrice e l'ideatrice del Blog dello Sportivo

Più letti

Articoli a Random

Facebook

Twitter