Passione: il motore del calcio.

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Una grande storia di passione per un mondo fantastico, il calcio.
Sono 18 anni ormai che calpesto campi di calcio con un cronometro e fischietto alla mano. Passando dalle categorie di base alle prime squadre. Porto con me un berretto sulla testa, per scaramanzia. Campi polverosi o in fondo sintetico, spelacchiati o in erba profumata. Quelli si che ti riconciliano con la vita, ma sono talmente rari qua giù in Basilicata, che hai sempre bisogno di cercare altrove gli stimoli per allestire al meglio gli spazi per l’allenamento. E le idee. Alle volte mi chiedo cosa spinge per farmi trovare sempre qui? Perché al caldo o al freddo che sia, io qui ci sono sempre. La risposta è semplice: la passione.

La passione per questo sport che sa divenire una cura per gli affanni quotidiani. A volte è dura certo, pesano i disagi strutturali, l’ipocrisia degli addetti ai lavori che non manca mai, il richiamo della famiglia. Ma Lei prima o poi viene fuori e come un fiume in piena ti riporta al sereno trasportandoti oltre le difficoltà. La passione, quella magia che vedi ogni giorno sempre più fioca nei cuori dei ragazzi che praticano calcio. Spesso mi chiedo cosa ha smesso di funzionare? Cosa c’è di diverso tra noi delle scarpette di pelle rigorosamente nera e l’orda di ragazzi dagli scarpini colorati? Mistero.

Sono passati 18 anni ad allenare, addestrare, istruire, insegnare, suggerire, ascoltare e poi imparare. Ho imparato molto, un mondo e forse più. Ho di certo avuto più di quanto ho dato. Ho conosciuto un universo costantemente in divenire. Da esplorare ancora, e poi ancora riesplorare.

Eppure la passione è un antidoto verso tutte le umane bassezze. E’ un carburante che ti porta verso le rinascite. Sulla strada ho conosciuto falchi vestiti da colombe e corvi incapaci di celarsi: per alcuni l’odore non ne tradirà mai l’essenza. Ma negli stessi luoghi ho conosciuto grandi uomini e cuori puri abitati dalla lealtà. Ho conosciuto inetti ed altri prodigi per le loro piccole esistenze. Tutti spezie di una pietanza comunque prelibata, impreziosita dalla passione: il calcio. Ma cosa è la passione?

Poi accade che una domenica, in una partita qualunque ne ritrovi il senso, quello che sembrava esaurirsi: la vedi la passione che arde in una fiamma poderosa. Anche se di fianco hai una oscenità indegna, di fronte in campo scopri un gigante di 17 anni. Il più giovane di tutti. Corre e si batte su ogni palla. Per conquistarne una, si scontra con un avversario. Un impatto impressionante. Cade a terra in un lago di sangue. Ha il volto lacerato ed il naso rotto. Perde i sensi per qualche istante. Viene soccorso e tra gli applausi del pubblico viene sostituito. La gara continua.

Al termine della partita me lo ritrovo dolorante poggiato al muro degli spogliatoi. Dolorante e mortificato. Ci parlo un po’. Mi interesso a quello che lo preoccupa? Mi racconta di se e di quella maglia da titolare conquistata dopo mesi di buio, mi racconta della voglia di giocare ed allenarsi, dei continui spostamenti per raggiungere il campo fatti chiedendo la cortesia di un passaggio a conoscenti ed agli estranei. Lui abita a 30 km dal centro sportivo. Sorride dicendo di essere salito pure su di uno spazzaneve per non mancare all’appuntamento della squadra. Ma quella domenica i campionati erano stati sospesi per il maltempo. Lui non se ne era accorto, intento com’era a cercare un difficile passaggio di domenica mattina, tra la neve caduta copiosa. Sorride.

La passione che lo anima mi sorprende. Mi chiede con occhi grandi e lucidi:potrò giocare domenica prossima con i punti di sutura alla testa?; Lo rassicuro e gli dico di non preoccuparsi: ne giocherà migliaia di gare, perché lui è un Gigante. Ed intanto la più importante di tutte l’ha già vinta. Caduto e rialzato, immediatamente. Lui si, è un Gigante. In bocca al lupo.

  • ivan

    Bellissimo, articolo é una bellissima storia.